Perchè studiare il Cinese? E' una domanda interessante credo. Alla quale io stesso ho cercato di dare una risposta, nel momento in cui ho deciso di imbarcarmi in questa brillante iniziativa appunto: studiare il cinese da autodidatta.
Parliamoci chiaro la sfida di per sè sembra insormontabile. La realtà è invece molto diversa ed elettrizzante rispetto al pregiudizio. Lacan ha spesso citato il cinese nei suoi Seminari - secondo Lacan il Cinese ha il fascino di essere una lingua che nasce prima della parola orale. Incisi su gusci di carapaci da primitivi incapaci di comunicare se non attraverso la scrittura, la lingua cinese è nata da una sintesi tra la logica, la morale, l'osservazione della realtà e la sua rappresentazione. Dunque la scrittura cinese è un sistema miolto più complesso e affascinante della scrittura alfabetica, la cui logica risponde solo 'funzionalmente' alla logica della lingua orale (la scrittura come funzione meccanica dell'atto di parola.) Ciò che riesce a dire e a dare il cinese è una profondità di senso maggiore rispetto ad ogni altra lingua.
Siamo abituati ad affermare che il cinese è composto da ideogrammi ma è un'affermazione profondamente inesatta. L'ideogramma è solo una delle logiche con cui nascono i caratteri cinesi. L'ideogramma è la rappresentazione di un concetto. Per esempio il concetto "sotto" Xia è rappresentato da una linea verticale sotto alla quale c'è un tratto: questo è un tipico ideogramma. Poi ci sono i Pittogrammi, rappresentazione grafica dell'oggetto che vogliono rappresentare (la "bocca" Kou è un carattere composto da una serie di tratti che rappresentano una bocca aperta che parla.) Poi ci sono i composti forma/suono et cetera et cetera.
Se la scrittura è un universo affascinante e di grande complessità. Il cinese parlato si caratterizza per una mancanza totale di grammatica e ipotassi e per una mancanza di tempi verbali (è abbastanza bizzarro che non esistano il presente, il passato e il futuro e i verbi vengano utilizzati sempre all'infinito; è a seconda del contesto e delle particelle e dei verbi modali che si comprende la contestualizzazione temporale.) Quella che rappresenta una indubbia semplificazione ai nostri occhi è doppiata però da innumerevoli complicatezze. Il cinese è una lingua tonale, cosa che l'italiano e le lingue occidentali in generale non sono. Il cinese ha quattro toni per ogni vocale e non sono ammissibili errori pena l'incomprensione. A questa complicazione si aggiunge il fatto che le parole (sembrano) tutte uguali e molte parole hanno molteplici significati anche divergenti. Nonostante tutto affrontare il cinese è esaltante. E lo è facendolo in quella maniera un po' sommaria e al risparmio rappresentata dal corso di lingua cinese De Agostini. Del quale non posso che dirne un gran bene: i fascicoli tutto sommato presentano poche nozioni alla volta e sebbene ci sia tanto da studiare, lo studio mnemonico che è l'unica base possibile per studiare questa lingua, non risulta particolarmente complicato. Naturalmente la strada è molto lunga e impervia. Però già adesso (siamo solo al nono fascicolo) quell'universo impenetrabile di tratti, caratteri e toni comincia ai miei occhi a schiarirsi e a diventare comprensibile. Personalmente la ritengo un'avvincente conquista quella di poter guardare CCCTV e non dico comprendere qualcosa ma almeno riconoscere qualche parola e "intelligere" qualche carattere...

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